E-learning: a che punto siamo?

Pubblicato: 4 giugno 2008 da Marco Scialdone in E-Learning
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di Sergio Contessa

Apprendimento a distanza con l’uso delle nuove tecnologie informatiche è in genere la traduzione del termine e-learnig che da un po’ di anni interessa anche il nostro Paese. L’uso delle nuove tecnologie ha ormai permeato quasi ogni aspetto della nostra vita e le aziende private ne fanno massiccio utilizzo perché oltre a facilitarne la gestione e l’organizzazione, anche se non in modo immediato, comporta un grande risparmio di denaro.

Per l’Unione europea l’utilizzo delle nuove tecnologie rappresenta una grande opportunità dal punto di vista dell’sviluppo economico-culturale ed una grande sfida per i prossimi decenni. E difatti, come la maggior parte dei grandi cambiamenti non solo legislativi avvenuti in Italia, è stata proprio una decisione del Consiglio dell’UE a Lisbona nel 2000 che ha rappresentato una spinta per i Governi dei paesi UE all’uso dell’ informatica “per adottare i livelli formativi ed informativi necessari per la Società Europea del terzo millennio”.

Successivamente la Commissione Europea sulla base di tali orientamenti ha formulato l’iniziativa “e-learning- pensare all’istruzione di domani” con la quale tutti gli stati membri sono stati invitati a “preservare negli sforzi concernenti l’effettiva integrazione dell’ICT nei sistemi di istruzione e formazione ed a sfruttare pienamente le potenzialità di internet degli ambienti multimediali e di apprendimento virtuale per migliori e più rapide realizzazioni di educazione permanente”.

Nel 2001 Sean Maloney, Vicepresidente Esecutivo di Intel in una intervista giornalistica disse che l’eLearning sarebbe stata la killer application nei successivi 2/3 anni, e che più della metà del training IT sarebbe avvenuto da remoto.

Si è realizzata la profezia di Maloney? Cosa è stato realmente fatto dal Consiglio di Lisbona del 2000?

Le aziende private devono realizzare profitti e quelle che hanno capito che sfruttare le nuove tecnologie comporta risparmi e facilità nella gestione e nell’organizzazione sono ormai la maggioranza. Il problema si pone nelle Pubbliche Amministrazioni e se consideriamo che con questo termine si comprende sia l’amministrazione centrale che le regioni, le province, i comuni ed anche le comunità montane ed in senso ampio anche gli enti pubblici e le università, possiamo realmente rischiare che non solo l’adozione delle nuove tecnologie possa essere diversa ma che paradossalmente anche il termine e-learning possa essere interpretato diversamente.

Nella PA è il CNIPA che istituzionalmente si occupa dell’informatizzazione pubblica ed in questi anni del nuovo millennio ha prodotto vademecum (cartacei ed elettronici) sull’e-learning ( come ad esempio il numero 34 della collana “Quaderni” consultabile anche in rete ), promosso convegni e seminari in materia, ha iniziato a sperimentare questa nuova modalità di apprendimento a distanza o di formazione organizzando i primi corsi per i dipendenti, prima interni e poi anche esterni al CNIPA ottenendo discreti successi.

Inevitabilmente però si è scontrata con il cd.zoccolo duro della PA: la mentalità della fisicità. Come per altri progetti legati all’utilizzo delle nuove tecnologie, alla rete ed all’informatica in generale (ed alle novità in genere) la grande difficoltà è rappresentata dalla mentalità dei dipendenti della PA, funzionari e dirigenti, troppo legati alla metodicità e ripetitività di un lavoro che spesso svolgono da “millenni”con l’uso del cartaceo e del PC come macchina da scrivere.

Come prassi ormai nel nostro Paese, la materia e-learning è già stata “normata”. Sono presenti direttive del Ministro per l’innovazione e le tecnologie in data 18.12.2003 e 6.8.2004 , e, soprattutto, la DECISIONE N. 2318/2003/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 5 dicembre 2003 recante adozione di un programma pluriennale (2004-2006) per l’effettiva integrazione delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC) nei sistemi di istruzione e formazione in Europa (programma eLearning). Sono stati previsti e stanziati negli ultimi anni (soprattutto nelle leggi finanziarie) grandi investimenti per la PA e-Learning, la formazione nella PA. Soltanto per l’anno in corso, tra amministrazioni statali ed enti pubblici, sono previsti impegni per circa 90 milioni di euro. Le ore di lezione sono passate dalle 106mila del 2002 ai 5 milioni del 2004, e dovrebbero essere diventate 10 milioni nel 2007.

Riassumendo, abbiamo la copertura finanziaria, progetti approvati, identificato l’organo tecnico (il CNIPA) e la benedizione della UE: ma perché l’e-learning non decolla o meglio decolla ma vola basso? A mio modestissimo parere e sulla base della mia relativamente breve esperienza nella PA, le ragioni esistono ed alcune esistono da millenni.

Brevemente:
1) la mentalità: come per tutto ciò che è legato all’utilizzo delle nuove tecnologie perché mai il progetto e-learning nella PA non doveva incontrare difficoltà? Qualcuno ricorda il protocollo informatico, il fascicolo elettronico, il processo telematico? Il pubblico dipendente classico ha difficoltà nell’utilizzo di nuovi strumenti o di nuove procedure perché aumenterebbero il suo carico di lavoro. Semplicemente non ha e non gli si indica una prospettiva futura.
2) Utilizzo della “formazione a distanza” solo per livelli alti (dirigenza) e solo per corsi di lingue, non rendendola accessibile e fruibile a tutti i dipendenti e per altri tipi di corsi.
3) Scarsa pubblicità o meglio pubblicità del “metodo” solo agli alti gradi della burocrazia (provate a chiedere ad un impiegato del Comune X se conosce l’e-learnig)

Concludendo: l’eLearning sarà la killer application nei prossimi 2/3 anni, con più della metà del training IT che avverrà da remoto. (Sean Maloney, Vicepresidente Esecutivo di Intel, 2001).

Per il settore privato ancora non si è avverata la previsione di Maloney ma c’è da sperare che ciò possa avvenire nei prossimi anni perché c’è comunque volontà di evolversi e di utilizzare nel modo migliore le nuove tecnologie.
Nella Pa manca il substrato o meglio lo si sta ancora preparando. Prima si deve cambiare la mentalità ancora “anni 30 e cartacea” e poi si potrà cominciare ad innestare progetti interessanti come l’e-learning in vasta scala. Ricordiamoci che la dirigenza pubblica ha un’età media alta, il divario tra funzionari e dirigenti è “generazionale” ed i cambiamenti di mentalità ossia di pensare tecnologico sono lunghi e difficili soprattutto in Italia.

Ma la realizzazione in vasta scala della ”formazione a distanza” contribuirebbe a risolvere l’enorme problema sociale dell’accessibilità ai servizi ed in generale della conoscenza da parte di chi non ha la capacità e la possibilità di farlo, e tutto questo utilizzando le nuove tecnologie che, se usate in modo idoneo ed intelligente, sono capaci di perforare ogni barriera fisica o mentale.

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