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1. L’operazione di bilanciamento tra diritto alla riservatezza e diritto alla difesa può condurre ad un arretramento della tutela dei dati personali tutte le volte in cui nel conflitto di interessi il grado di lesione della dignità dell’interessato sia di ridotta portata rispetto a quella che subirebbe il diritto antagonista, non potendo consentirsi all’interessato di trincerarsi dietro l’astratta qualificazione del suo diritto così da limitare in maniera rilevante il diritto di difesa della controparte.

2. Il giudice di merito deve effettuare in caso di contrapposizione di diritti una comparazione tra gli stessi al fine di trovare un giusto equilibrio tra le posizioni delle parti in lite.

Download: il testo della sentenza

L’impresa partecipante ad una procedura concorsuale per l’aggiudicazione di un appalto pubblico può accedere nella forma più ampia agli atti del procedimento di gara  ivi compresa l’offerta presentata dalla impresa risultata aggiudicataria, senza che possano essere opposti motivi di riservatezza, sia perché una volta conclusasi la procedura concorsuale i documenti prodotti dalle ditte partecipanti assumono rilevanza esterna, sia in quanto la documentazione prodotta ai fini della partecipazione ad una gara di appalto indetta dalla Pubblica Amministrazione esce dalla sfera esclusiva delle imprese per formare oggetto di valutazione comparativa essendo versata in un procedimento caratterizzato dai principi di concorsualità e trasparenza (altro…)

A cura di Avv. Graziano Garrisi – Studio Legale Lisi – www.studiolegalelisi.it

Si segnala un’importante sentenza in materia di trattamento illegittimo di dati personali. E’ stata, infatti, condannata la Deutsche Bank per aver illegittimamente segnalato ad una Centrale Rischi – nello specifico la CRIF (Centrale Rischi Investimenti Finanziari) – il nominativo di un soggetto per il mancato pagamento di alcune rate relative ad un finanziamento, nonostante l’istituto bancario avesse riconosciuto la completa estraneità dell’attore alla vicenda. (altro…)

Ai sensi dell’art. 18, comma 4, del D.L.vo 30 giugno 2003 n. 196, i soggetti pubblici non devono chiedere il consenso dell’interessato agli effetti del trattamento dei dati personali inerenti lo svolgimento delle funzioni amministrative di loro competenza ed incidenti nella sfera giuridica dell’interessato medesimo, tranne l’ipotesi dell’esercizio delle funzioni proprie degli organismi sanitari pubblici e delle professioni sanitarie. (altro…)